Specialista in Ortopedia e Traumatologia, Fisiochinesiterapia Ortopedica

Sport in vacanza: come proteggere ginocchia, caviglie e tendini quando si torna a fare movimento

Le vacanze sono spesso l’occasione giusta per dedicare più tempo al movimento. Lunghe passeggiate sulla spiaggia, escursioni in montagna, partite di beach volley, nuoto, bicicletta e corsa permettono di mantenersi attivi e di riscoprire il piacere dello sport.

Per molte persone, però, questo periodo coincide anche con un cambiamento improvviso delle proprie abitudini. Dopo mesi trascorsi prevalentemente seduti o praticando attività fisica in modo discontinuo, si passa rapidamente a giornate molto più intense. Il risultato può essere la comparsa di dolore alle ginocchia, alle caviglie, alla spalla o ai tendini.

Il problema non è il movimento, che rimane fondamentale per il benessere generale e per la salute dell’apparato muscolo-scheletrico. Il rischio nasce soprattutto quando il carico aumenta troppo rapidamente e il corpo non ha avuto il tempo necessario per adattarsi.

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Perché in vacanza aumenta il rischio di sovraccarico

Il nostro organismo si adatta progressivamente agli stimoli che riceve. Muscoli, tendini e articolazioni hanno bisogno di tempo per abituarsi alla durata, alla frequenza e all’intensità di una determinata attività.

Una persona che durante l’anno cammina poco può trovarsi improvvisamente a percorrere molti chilometri ogni giorno. Chi non corre abitualmente può decidere di iniziare proprio sulla spiaggia, mentre chi pratica raramente sport può partecipare a partite molto intense di beach volley, tennis o padel.

In queste situazioni, anche in assenza di un trauma vero e proprio, può verificarsi un sovraccarico funzionale. Le strutture maggiormente esposte sono:

  • il ginocchio, soprattutto durante salti, discese e cambi di direzione;
  • la caviglia, sollecitata dalle superfici irregolari;
  • il tendine d’Achille, coinvolto nella corsa, nei balzi e nelle partenze improvvise;
  • il tendine rotuleo, sottoposto a stress nei salti e nei movimenti esplosivi;
  • la spalla, particolarmente impegnata nel nuoto e negli sport con gesti sopra la testa;
  • il gomito, che può risentire della pratica occasionale di tennis e padel.

Il rischio può essere maggiore in presenza di precedenti infortuni, sovrappeso, debolezza muscolare, ridotta mobilità articolare o iniziali fenomeni di usura della cartilagine. Come spiegato nella pagina dedicata alle cellule mesenchimali, la cartilagine può infatti essere danneggiata non soltanto dai traumi, ma anche da processi cronici e da sovraccarichi sportivi o lavorativi.

Sabbia, sentieri e superfici irregolari: cosa cambia per le articolazioni

Una parte delle attività estive viene svolta su superfici alle quali il corpo non è abituato.

Camminare sulla sabbia compatta può essere piacevole e richiede generalmente uno sforzo contenuto. La sabbia morbida, invece, rende l’appoggio meno stabile e aumenta il lavoro di piede, caviglia e polpaccio. Correre a piedi nudi sulla sabbia senza un’adeguata preparazione può quindi sovraccaricare il tendine d’Achille e la fascia plantare.

Anche la battigia merita attenzione: la sua inclinazione costringe le gambe a lavorare in modo leggermente asimmetrico. Per una passeggiata breve questo può non rappresentare un problema, ma percorrere ogni giorno lunghi tratti nella stessa direzione può favorire la comparsa di fastidi a caviglie, ginocchia, anche o zona lombare. È utile alternare il senso di marcia e scegliere, quando possibile, il tratto più pianeggiante.

In montagna, invece, radici, pietre e dislivelli richiedono un continuo lavoro di stabilizzazione. La discesa può risultare particolarmente impegnativa per il ginocchio, perché il quadricipite deve controllare il peso del corpo e frenare il movimento a ogni passo.

Una muscolatura non allenata tende ad affaticarsi rapidamente. Quando viene meno il controllo muscolare, una quota maggiore del carico viene trasferita alle articolazioni e aumenta anche il rischio di appoggi imprecisi e distorsioni.

Il movimento fa bene, ma il carico deve essere graduale

Proteggere le articolazioni non significa rinunciare alle attività estive. Significa preparare il corpo e rispettarne i tempi.

È preferibile iniziare con sessioni brevi e aumentare progressivamente durata e intensità. Una persona poco allenata, ad esempio, può cominciare con una camminata di trenta minuti su un terreno regolare, anziché affrontare subito un’escursione di diverse ore.

Prima dell’attività è utile dedicare qualche minuto alla mobilità delle articolazioni e a un riscaldamento graduale. Al termine, il recupero deve essere considerato parte dell’allenamento: riposo, sonno adeguato e corretta idratazione aiutano muscoli e tendini a rispondere meglio agli stimoli.

Anche le calzature devono essere adatte all’attività e al terreno. Scarpe consumate, prive di sostegno o non pensate per le escursioni possono modificare l’appoggio e aumentare le sollecitazioni.

Per ridurre il rischio di sovraccarico è consigliabile:

  • alternare attività più intense e giornate di recupero;
  • evitare aumenti improvvisi nella durata o nella difficoltà;
  • non iniziare con scatti, salti o cambi di direzione senza riscaldamento;
  • utilizzare calzature adeguate;
  • mantenere una buona idratazione, soprattutto nelle ore più calde;
  • interrompere l’attività quando compare un dolore articolare netto o progressivo;
  • non assumere farmaci antidolorifici allo scopo di continuare a praticare sport nonostante il dolore.
Artrosi Precoce

Indolenzimento o dolore articolare: come riconoscere la differenza

Dopo un’attività insolita può comparire un indolenzimento muscolare diffuso. Generalmente interessa i muscoli utilizzati, si presenta nelle ore successive allo sforzo e tende a migliorare spontaneamente in pochi giorni.

Il dolore articolare presenta spesso caratteristiche differenti. Può essere localizzato in un punto preciso, aumentare durante determinati movimenti ed essere accompagnato da gonfiore, rigidità, sensazione di instabilità o limitazione funzionale.

Tra i segnali da non trascurare rientrano:

  • dolore intenso comparso dopo un trauma;
  • gonfiore evidente dell’articolazione;
  • difficoltà ad appoggiare il piede o a camminare;
  • sensazione di cedimento del ginocchio o della caviglia;
  • blocco articolare;
  • riduzione marcata della mobilità;
  • dolore che persiste o peggiora nonostante il riposo;
  • dolore presente anche durante la notte o nelle normali attività quotidiane.

Questi sintomi possono dipendere da condizioni molto diverse: una distorsione, una lesione meniscale o legamentosa, una tendinopatia, un problema cartilagineo oppure la riacutizzazione di un processo artrosico già presente. Nel caso del ginocchio è possibile approfondire le problematiche che interessano menischi, legamenti e cartilagine, mentre la pagina generale sulle specializzazioni ortopediche del Dott. Magnani raccoglie anche le principali possibilità di trattamento per spalla, gomito, anca e caviglia.

Cosa fare se si avverte dolore alle articolazioni

Quando compare dolore, la prima regola è non cercare di superarlo continuando l’attività. Fare sport “sopra il dolore” può trasformare un sovraccarico iniziale in un problema più importante oppure aggravare una lesione già presente.

È consigliabile sospendere temporaneamente il gesto che provoca il sintomo, ridurre il carico e osservare l’evoluzione nelle ore e nei giorni successivi. Ciò non significa necessariamente rimanere completamente immobili: in assenza di traumi importanti, può essere possibile mantenere movimenti leggeri che non causano dolore. La scelta deve però dipendere dal tipo di problema e dalle indicazioni ricevute da un professionista.

È altrettanto importante evitare le autodiagnosi. Cercare di identificare la causa del dolore attraverso informazioni generiche trovate online può portare a sottovalutare alcuni sintomi o, al contrario, a preoccuparsi inutilmente. Lo stesso dolore può infatti avere origini differenti e richiedere trattamenti completamente diversi.

Se il disturbo è intenso, limita i movimenti, compare dopo un trauma oppure non migliora con un breve periodo di riposo, è opportuno prenotare una visita specialistica. Presso il Centro Clinico Ortopedico di Bologna è possibile effettuare una valutazione ortopedica e, quando necessario, programmare gli approfondimenti diagnostici e il percorso riabilitativo più adatto.

La diagnosi nasce dall’insieme di anamnesi, visita clinica ed eventuali esami strumentali. Non dovrebbe quindi essere affidata soltanto alla percezione personale del dolore o alla lettura autonoma di una risonanza magnetica. Il rapporto tra immagini e sintomi deve sempre essere interpretato all’interno di una valutazione specialistica.

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Quando il dolore può essere legato a cartilagine e artrosi

Non tutti i dolori che compaiono in vacanza sono semplici conseguenze di uno sforzo occasionale. In alcuni casi, l’aumento dell’attività rende più evidente un problema articolare già presente.

La cartilagine riveste le estremità delle ossa e contribuisce a ridurre l’attrito all’interno dell’articolazione. Con il passare del tempo, in seguito a traumi o a sovraccarichi ripetuti, può andare incontro a un processo di usura.

Tra i sintomi più comuni dell’artrosi rientrano dolore durante il movimento, rigidità, limitazione funzionale, gonfiore e rumori articolari. L’aumento improvviso del carico può accentuare questi disturbi, soprattutto a livello di ginocchio, anca e caviglia.

Questo non significa che chi soffre di artrosi debba evitare ogni attività. Al contrario, un movimento personalizzato e ben dosato può aiutare a mantenere la mobilità e il tono muscolare. È però importante scegliere esercizi compatibili con le condizioni dell’articolazione.

Per approfondire è disponibile l’articolo dedicato ad artrosi e medicina rigenerativa, nel quale vengono illustrate le possibilità terapeutiche presenti tra i trattamenti conservativi e la chirurgia protesica.

Tendini e lesioni sportive: quando il riposo non basta

I tendini collegano i muscoli alle ossa e trasmettono la forza necessaria a produrre il movimento. Sono strutture resistenti, ma possono soffrire quando vengono sottoposte a carichi ripetitivi o improvvisi ai quali non sono preparate.

Durante le vacanze sono frequenti i problemi al tendine d’Achille, al tendine rotuleo e ai tendini della cuffia dei rotatori. Nelle fasi iniziali il dolore può comparire soltanto durante l’attività; con il proseguire del sovraccarico può diventare persistente e limitare anche i gesti quotidiani.

La gestione dipende dalla causa, dalla gravità e dalla durata del problema. Può comprendere riduzione temporanea del carico, fisioterapia, esercizi specifici e altri trattamenti stabiliti dopo la diagnosi.

In alcune tendinopatie degenerative o lesioni persistenti può essere valutato anche il ruolo dell’ortopedia rigenerativa. Non si tratta, però, di una soluzione da applicare automaticamente a ogni dolore estivo: la corretta indicazione può essere definita soltanto dopo una valutazione clinica. Il tema è approfondito nell’articolo sulla medicina rigenerativa per tendini e lesioni sportive.

Risultati medicina rigenerativa

Una vacanza attiva, rispettando i segnali del corpo

Muoversi durante le ferie è una scelta positiva. Camminare, nuotare, pedalare e praticare sport aiutano a mantenere la funzionalità articolare, il tono muscolare e il benessere generale.

Il corpo, però, non diventa allenato semplicemente perché si dispone di più tempo libero. Se durante l’anno l’attività è stata limitata, è necessario aumentare il carico gradualmente, alternare movimento e recupero e scegliere attività adeguate alla propria preparazione.

Il dolore non deve essere considerato un ostacolo da ignorare, ma un segnale da interpretare. Fermarsi in tempo e richiedere una valutazione specialistica quando il sintomo persiste permette di individuare precocemente il problema e di scegliere il trattamento più appropriato, con l’obiettivo di tornare a muoversi in sicurezza.

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