Specialista in Ortopedia e Traumatologia, Fisiochinesiterapia Ortopedica

Artrosi e medicina rigenerativa: un’opzione biologica e mini-invasiva per dolore e mobilità

L’artrosi è una patologia degenerativa dell’articolazione che può coinvolgere la cartilagine, l’osso, la membrana sinoviale e, in alcune sedi come il ginocchio, anche strutture come i menischi. Quando la cartilagine si assottiglia e l’articolazione perde progressivamente la propria capacità di movimento fluido, possono comparire dolore, rigidità, gonfiore e difficoltà nelle attività quotidiane.

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Negli ultimi anni, accanto alle terapie conservative tradizionali e alla chirurgia protesica, si è sviluppato un ambito di trattamento sempre più importante: la medicina rigenerativa in ortopedia. Questa disciplina utilizza risorse biologiche provenienti dal paziente stesso, come il tessuto adiposo autologo, con l’obiettivo di favorire un ambiente articolare più adatto ai processi riparativi e contribuire al controllo dell’infiammazione e del dolore.

Non si tratta di una soluzione uguale per tutti, né di una sostituzione automatica della chirurgia protesica. La medicina rigenerativa rappresenta piuttosto un’opzione mini-invasiva da valutare caso per caso, in base all’età del paziente, al grado di artrosi, alle condizioni generali di salute e agli obiettivi funzionali che si desidera raggiungere.

Per approfondire il tema generale, è possibile leggere anche l’articolo dedicato:
Cos’è la medicina rigenerativa per la cartilagine e quando serve.

Artrosi precoce: proteggere l’articolazione quando la protesi è prematura

L’artrosi non riguarda soltanto l’età avanzata. In alcuni pazienti può comparire precocemente, anche intorno ai 50 anni o prima, soprattutto in presenza di traumi sportivi, precedenti lesioni articolari, malformazioni, sovraccarichi lavorativi o attività fisiche particolarmente intense.

Artrosi Precoce

In questi casi il problema è spesso delicato: il dolore e le immagini radiologiche possono già indicare una sofferenza importante dell’articolazione, ma l’età del paziente rende l’intervento protesico una scelta da rimandare, quando possibile. Una protesi impiantata troppo presto, infatti, può comportare la necessità di ulteriori interventi nel corso della vita.

La medicina rigenerativa può inserirsi proprio in questo spazio terapeutico intermedio. L’impiego di cellule mesenchimali/stromali contenute nel tessuto adiposo autologo può aiutare a modulare l’ambiente articolare, ridurre lo stato infiammatorio e migliorare la funzionalità, con l’obiettivo di ritardare il ricorso alla chirurgia protesica e, nei casi più favorevoli, mantenere più a lungo una vita attiva.

Per capire meglio il ruolo delle cellule utilizzate in questi trattamenti, si può consultare l’approfondimento:
Cosa sono e come funzionano le cellule staminali mesenchimali.

Artrosi grave nell’anziano: quando la chirurgia maggiore non è la strada più sicura

All’estremo opposto ci sono pazienti molto anziani, spesso oltre gli 80 o gli 85 anni, e in alcuni casi anche oltre i 90, che convivono con forme avanzate di artrosi. Per questi pazienti la chirurgia protesica tradizionale può presentare rischi elevati, soprattutto in presenza di problematiche cardiache, respiratorie, metaboliche o di condizioni generali fragili.

Quando farmaci, fisioterapia e infiltrazioni convenzionali non riescono più a controllare il dolore, la perdita di autonomia può diventare un problema molto serio. Anche azioni semplici, come alzarsi da una sedia, uscire di casa o camminare per pochi minuti, possono trasformarsi in ostacoli quotidiani.

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In situazioni di questo tipo, la medicina rigenerativa può offrire una possibilità meno invasiva rispetto a un grande intervento chirurgico. L’obiettivo non è promettere una guarigione definitiva dell’artrosi, ma cercare un miglioramento concreto della qualità della vita: meno dolore, maggiore libertà di movimento e una maggiore autonomia nelle attività di tutti i giorni.

Anche un beneficio limitato nel tempo può avere un grande valore per un paziente anziano. Poter camminare con meno dolore, uscire di casa o svolgere piccole attività quotidiane può significare recuperare una parte importante della propria indipendenza.

Il tema dei risultati e della sicurezza dei trattamenti è approfondito nell’articolo dedicato:
Risultati della medicina rigenerativa.

Il tessuto adiposo autologo: perché viene utilizzato

Uno degli aspetti centrali della medicina rigenerativa ortopedica è l’utilizzo di materiale biologico proveniente dal paziente stesso. In molti casi, la fonte scelta è il tessuto adiposo autologo, cioè una piccola quantità di grasso prelevata dal corpo del paziente.

da dove vengono prelevate le cellule mesenchimali?

Il tessuto adiposo è una riserva ricca di cellule e fattori biologici utili nei processi di modulazione dell’infiammazione e di supporto alla riparazione tissutale. Per questo viene spesso preferito in ambito ortopedico rigenerativo, dopo un’attenta valutazione specialistica.

È importante sottolineare che non si tratta di un materiale esterno o sintetico, ma di una risorsa autologa, cioè appartenente allo stesso paziente. Questo aspetto contribuisce a rendere la procedura biologicamente coerente e generalmente ben tollerata, pur restando una procedura medica da eseguire in ambiente idoneo e con le necessarie garanzie di sicurezza.

Per approfondire questo passaggio, è disponibile l’articolo
Da dove vengono prelevate le cellule mesenchimali.

Quali articolazioni possono beneficiare della medicina rigenerativa

Il campo di applicazione dell’ortopedia rigenerativa è ampio e può riguardare diverse articolazioni, sempre dopo una valutazione clinica accurata.

Tra le articolazioni più spesso coinvolte troviamo quelle sottoposte al carico del peso corporeo, come ginocchio, anca, caviglia e piede. Nel ginocchio, in particolare, il trattamento può interessare non solo la cartilagine, ma anche altre componenti articolari, come i menischi.

La medicina rigenerativa può essere presa in considerazione anche per articolazioni non direttamente sottoposte al carico, come spalla, gomito e polso. Un ambito di particolare interesse è rappresentato dalle piccole articolazioni della mano, ad esempio nei casi di rizoartrosi, cioè l’artrosi alla base del pollice.

Per una panoramica più completa, si può leggere l’approfondimento:
Quali patologie e articolazioni possono essere trattate con l’ortopedia rigenerativa.

Come si svolge la procedura

Il trattamento viene eseguito in regime ambulatoriale, ma in un ambiente controllato e sterile. La procedura prevede generalmente tre momenti principali.

Il primo è il prelievo di una piccola quantità di tessuto adiposo, di solito dall’addome o dalla coscia, dopo anestesia locale. Il secondo passaggio consiste nella lavorazione del materiale prelevato attraverso un sistema dedicato, che consente di ottenere un concentrato utilizzabile per l’infiltrazione. Il terzo momento è l’iniezione del preparato nell’articolazione interessata, con una tecnica simile a quella delle comuni infiltrazioni articolari.

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In alcuni casi, quando il quadro clinico lo consente, è possibile trattare più articolazioni nella stessa seduta. Questa possibilità deve però essere sempre valutata dal medico, in base alle condizioni del paziente e agli obiettivi terapeutici.

Per conoscere nel dettaglio le fasi del trattamento, è disponibile l’articolo dedicato:
Come curare l’artrosi con le cellule staminali.

Una scelta da personalizzare sul paziente

La medicina rigenerativa non deve essere interpretata come una soluzione universale o come una promessa di ricostruzione certa della cartilagine. Il suo valore sta nella possibilità di offrire, in pazienti selezionati, un trattamento biologico, mini-invasivo e personalizzato, capace di intervenire sul dolore e sulla funzionalità articolare.

Nei pazienti più giovani può rappresentare una strategia per preservare l’articolazione e rimandare il più possibile la chirurgia protesica. Nei pazienti molto anziani o fragili può invece diventare un’alternativa utile quando un intervento maggiore comporterebbe rischi troppo elevati.

In entrambi i casi, il punto di partenza resta sempre lo stesso: una valutazione ortopedica specialistica, necessaria per capire se il trattamento è indicato, quali risultati è ragionevole attendersi e quale percorso terapeutico sia più adatto alla singola persona.

Per approfondire l’ambito specialistico, è possibile visitare anche la pagina dedicata:
Cellule mesenchimali

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